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Ieri il Consiglio regionale del Piemonte ha bocciato un emendamento che rifinanziava per il 2012 il fondo regionale per le aree montane e che avrebbe dato un po’ di respiro a tutti i comuni montani. Dopo quest’ennesimo taglio non si capisce quale sia il disegno complessivo della Regione o, meglio, ci sembra che l’unico intento [...] Leggi tutto
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la nuvola

In archivio per perché, per cosa…

Lo scorso venerdì 16 marzo l’on Franco Narducci del Pd ha presentato un’interrogazione in Commissione affari esteri della Camera e, un’altra interrogazione al ministro dell’economia e delle Finanza, è stata presentata sempre il 16 marzo da parte dell’On. Del Partito Democratico, Chiara Braga.
Interrogazioni presentate in seguito alla notizia dell’approvazione, nel Parlamento elvetico, di una mozione sostenuta dall’intera delegazione del Cantone Ticino con cui si chiede di modificare la quota di ristorno del prelievo fiscale sul reddito dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera diminuendolo dall’attuale 38,8 per cento al 12,5%,
L’on, Franco Narducci, dopo aver evidenziato le gravi ripercussioni per la decisione unilaterale del Canton Ticino del blocco del 50% dei ristorni fiscali all’Italia, facendo venire meno una fonte importante di finanziamento per gli enti locali di frontiera da cui provengono i circa 50 mila lavoratori frontalieri, ha messo in guardia dalle conseguenze disastrose per le casse di detti comuni se la percentuale del ristorno fosse portata dal 38,8 al 12,5 per cento.
Narducci, preoccupato della mancanza di un dialogo tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica è convinto che “riprendere i negoziati sarà sicuramente di giovamento per le buone relazioni tra i due Paesi, per lo sviluppo dell’economia e servirà anche ad adeguare ai tempi una legislazione datata”, ha chiesto al Ministro degli Affari esteri “quali siano le motivazioni che hanno impedito la ripresa del dialogo tra Italia e Svizzera e l’apertura di un tavolo negoziale coerentemente con la mozione approvata all’unanimità il 7 giugno 2011 dalla Camera dei Deputati, con il parere favorevole del Governo, nonché con successivi ordini del giorno in linea con lo spirito della summenzionata mozione, accolti parimenti dal Governo”.
Infine, il parlamentare eletto all’estero, entrando ancora di più nel merito delle questioni, ha chiesto Governo di sapere “quali procedure intende attivare per accelerare il trasferimento dei ristorni fiscali versati dalla Svizzera ai Comuni che ne hanno diritto, già alle prese con le enormi difficoltà finanziarie prodotte dalle ripetute manovre di contenimento della spesa pubblica”.
“Nell’interrogazione – spiega l’onorevole del Pd Chiara Braga – chiedo al Governo quali iniziative e misure intende adottare per tutelare e garantire il pieno riconoscimento dei ristorni ai Comuni di confine, sia in riferimento al congelamento del 50 per cento dei ristorni del 2010, corrispondente, è bene ricordarlo, a circa 23 milioni di euro depositati, dal giugno dello scorso anno, presso un conto vincolato della Banca di Stato ticinese, che all’eventuale proposta, intrapresa unilateralmente in questi giorni dalla Confederazione elvetica, di ridurre al 12,5 per cento la quota dei trasferimenti da versare all’Italia”
“Ma non solo. Chiedo inoltre – continua la deputata comasca – quali siano le ragioni che impediscono la necessaria ripresa di un dialogo tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica, e di avere notizia dell’impegno preso a suo tempo dell’Esecutivo, di convocare un apposito tavolo di confronto italo-svizzero. Infine interrogo il Governo anche sull’opportunità di garantire comunque, attraverso l’anticipazione di risorse proprie, il pieno riconoscimento dei ristorni agli enti locali di frontiera, affinché le questioni delicate aperte, a partire da quelle relative agli aspetti fiscali, possano essere risolte senza subire forme di pressione non rispettose degli accordi bilaterali in essere e senza far ricadere le conseguenze sui Comuni di confine e i lavoratori frontalieri”.

Ufficio Stampa

Partito Democratico
Coordinamento provinciale VCO
Via Roma 24, 28921 Verbania
web: www.partitodemocratico.vb.it
mail: *protected email*
skype: partito.democratico.vco
twitter: Democratici vco

E’ stato presentato un ordine del giorno dal gruppo del Partito Democratico in consiglio provinciale.
Oggetto del documento la questione degli uffici Arpa del VCO, con la richiesta all’amministrazione comunale di  porre in campo tutte le azioni possibili volte ad evitare la chiusura dei laboratori dipartimentali A.R.P.A. della nostra Provincia e quindi a garantire la piena funzionalità ai laboratori esistenti nella sede di Crusinallo di Omegna (microbiologia, chimica ed ecotossicologia).
Qui di seguito pubblichiamo l’intero ordine del giorno.
ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: dismissione dei laboratori provinciali di A.R.P.A.
Premesso che
•    negli anni passati la sede provinciale A.R.P.A. del Verbano Cusio Ossola è stata oggetto di importanti investimenti che hanno riguardato i laboratori del dipartimento e che i suddetti laboratori possiedono apparecchiature, di recente acquisizione, funzionali allo svolgimento delle molteplici attività della struttura;
•    l’amministrazione regionale dell’agenzia sta predisponendo un’ipotesi di riposizionamento delle sedi e delle attività su tutto il territorio regionale in un’ottica di razionalizzazione ed efficentamento della struttura e che tale ipotesi, per quanto concerne il VCO, comporterebbe la chiusura dei laboratori, dopo che nel 2009 vennero già chiuse le due sedi territoriali di Verbania e Villadossola;
•    gli importanti investimenti effettuati negli anni passati andrebbero sprecati insieme ad un’importante professionalità del personale formatasi negli anni;
•    verrebbe meno un’importante attività di monitoraggio e controllo, in termini di tempestività nelle risposte, causata dalle evidenti maggiori difficoltà nella gestione dei campioni da analizzare, aumentando altresì i costi per il trasporto dei campioni da analizzare;
•    non sarebbero garantiti i tempi di risposta dell’Agenzia nei confronti delle richieste degli enti committenti, Provincia del VCO inclusa;
•    i risparmi sul bilancio di A.R.P.A. appaiono esigui, a fronte invece di una perdita di efficienza operativa in un’attività indispensabile per tutelare il nostro ambiente e salvaguardare la salute  pubblica;
•    la stampa ha dato rilievo alla notizia in seguito a ripetuti interventi scritti dei dipendenti del Dipartimento A.R.P.A. di Crusinallo;
Constatato inoltre che
•    dovremmo assistere ad un’altra chiusura ed alla conseguente perdita di posti di lavoro nel nostro territorio provinciale, già gravemente colpito dalla crisi di questi ultimi anni che comporterebbe, oltre al problema  della ricollocazione del personale impiegato nei laboratori, anche il mancato impiego di alcune unità di personale esterno che, in forza a società cooperative, rende servizi complementari alla struttura laboratoristica della sede di Crusinallo,
si impegna il Consiglio Provinciale a
1)    porre in campo tutte le azioni possibili volte ad evitare la chiusura dei laboratori dipartimentali A.R.P.A. della nostra Provincia e quindi a garantire la piena funzionalità ai laboratori esistenti nella sede di Crusinallo di Omegna (microbiologia, chimica ed ecotossicologia);
2)    porre in campo tutte le azioni possibili affinché il Dipartimento Provinciale A.R.P.A. del VCO, con gli annessi laboratori, in aggiunta e non in alternativa a quanto sopra, venga individuato come riferimento specialistico dei laghi del Piemonte, (sia dal punto di vista chimico che microbiologico), considerata I’ubicazione geografica del Dipartimento al centro dei maggiori laghi della Regione Piemonte;
3)    inviare questo ordine del giorno alla Direzione Regionale Ambiente, alla Direzione Generale A.R.P.A. Piemonte ed a tutti gli organi competenti ed interessati, nonché a tutte le Amministrazioni Comunali della nostra Provincia affinché venga portato all’attenzione dei rispettivi Consigli.

Verbania, 17 marzo 2012
IL GRUPPO CONSIGLIARE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Con l’avvio della discussione in aula sul piano sociosanitario regionale prosegue l’impegno del gruppo regionale PD a favore del settore socioassistenziale, sia sul piano legislativo che su quello del recupero delle risorse.
Stamane abbiamo presentato un emendamento al piano che prevede la moratoria dei consigli di amministrazione dei consorzi socioassistenziali fino a che non venga approvata la carta delle autonomie. L’obiettivo è quello di garantire la prosecuzione della esperienza dei consorzi e la conseguente gestione di servizi importanti che altrimenti verrebbero cancellati.
Oggi molti sindaci e consorzi si stanno rivolgendo ai prefetti per capire cosa fare. Il fatto che non si rivolgano alla Regione è un altro evidente segno di come la Regione si sta disinteressando della loro situazione. E’ ora che  la Giunta regionale assuma per intero le proprie responsabilità.
Sempre a palazzo Lascaris si è svolto ieri un incontro: l’ennesima occasione nella quale i consorzi hanno ribadito che la riduzione degli stanziamenti sulle politiche sociali determinerà situazioni di abbandono e di non protezione sociale e licenziamenti nell’ambito delle politiche sociali.
Consideriamo scandaloso  che non fosse presente nessun esponente della Giunta regionale, nonostante l’assessore Monferrino fosse presente in Consiglio regionale. E’ evidente il disimpegno della Giunta regionale su questo tema, disimpegno che rischia di decimare un settore di fondamentale importanza per la tenuta delle comunità locali.
Aldo Reschigna, capogruppo Pd in consiglio regionale

Pubblichiamo una lettera inviata dal segretario provinciale del PD Antonella Trapani in merito alla questione “provincie”, in seguito ad un paio di articoli pubblicati dal quotidiano La Stampa. (in fondo trovate i due articoli).
Egregio direttore,
ho letto l’articolo pubblicato dal suo giornale inerente la conferenza stampa della Lega Nord Vco in cui il segretario Campanini invitava tutti a mobilitarsi per salvare la Provincia del Vco. In seguito alle molte risposte provenienti dal mondo politico e non solo, mi permetto di condividere con Lei e i suoi lettori alcune riflessioni.
Come prima cosa mi vien da dire: ci risiamo! I toni sembrano quelli dell’agosto 2011, solo che allora la proposta di abolizione delle provincie veniva da un governo a firma leghista! Allora il protagonista era Roberto Calderoli, ex ministro della Semplificazione, che avrebbe voluto eliminare tutti gli enti che amministrano meno di 300.000 abitanti. Come spesso accade in questo paese si perse tutto nel nulla o in lontane stanze.
La verità però è che anziché semplificare l’ex ministro ha complicato non poco la situazione, ha impostato la riforma degli enti locali sotto la miope luce della riduzione dei costi legati all’amministrazione pubblica. La situazione politica nazionale è in seguito precipitata e anziché assumersi la responsabilità dei provvedimenti da attuare, per sanare l’economia di questo paese, che anche la Lega Nord ha contribuito a generare, il partito di Bossi si è ritirato nella bassa … tra la nebbia. Da agosto il tema è tornato alla ribalta dei giornali più volte e sempre e solo come riduzione dei costi e non come necessità organizzativa, arrivando perfino ad immaginarne la trasformazione in ente di secondo grado. Oggi i leghisti lanciano accuse ad altri partiti, alle categorie, a chiunque tranne che a loro stessi, e per l’ennesima volta non scendono nel concreto, non propongono una soluzione. Perché la difesa dello stato attuale delle cose impedisce di fare proposte, non consente di immaginare un futuro migliore ma solo di vederci uguali a noi stessi. Nell’incertezza del futuro i leghisti scelgono la via più comoda: quella dell’immobilismo, dell’autoconservazione.
Cosa è necessario fare? Innanzi tutto non considerare una proposta di riorganizzazione degli enti solo sotto il profilo economico. La giusta domanda è non se le provincie costano, ma se servono. E qui bisogna osare di più. E’ necessario, e urgente, identificare con chiarezza le competenze amministrative, di gestione e programmazione di ogni struttura al fine di eliminare le interferenze e il sovrapporsi delle stesse funzioni a più enti, ivi compresa anche la regione. Perché, è diventata prassi in Italia non eliminare mai nulla ma piuttosto sovrapporre e aggiungere. Faccio un esempio: la provincia ha competenza in materia ambientale e si occupa della programmazione dello smaltimento rifiuti. Perché allora esiste il Coub? La provincia coincide con l’ambito di competenza del consorzio, rappresenta quindi le stesse amministrazioni comunali, lo stesso territorio. Oggi siamo nella condizione in cui anche l’esistenza di questi consorzi è a rischio e allora perché non essere promotori di un’autoriforma che vada veramente verso la semplificazione degli enti? Se, come ha dichiarato l’assessore all’ambiente provinciale Pizzi, il forno inceneritore sarà chiuso, chi in questo momento sta costruendo la soluzione alternativa? La provincia o il Coub? Quando si è in troppi con la stessa funzione il rischio è di non riuscire a programmare e a coordinare, si perde così efficienza, tempo e quindi soldi non riuscendo a produrre soluzioni efficaci.
Potrei continuare con altri esempi, ma è mia convinzione che ormai si preferisce dare seguito alla provocazione politica invece che alla discussione politica! E tanto per rassicurare tutti sull’unità del Pd mi permetto di rubare ancora un po’ di tempo per alcune considerazioni. Innanzi tutto concordo pienamente con le osservazioni che il nostro capogruppo provinciale Giuseppe Grieco ha rivolto dal suo giornale al segretario della Lega Nord. Non si possono fare richieste di difesa quando il segretario regionale Lega Nord, nonché presidente di regione Roberto Cota si dimostra decisamente torinocentrico.
Ed infine come si concilia la richiesta di mobilitazione della Lega Nord locale con la proposta avanzata da Upp e condivisa dal governatore Cota che prevede quattro grandi enti provinciali: Torino con la sua area metropolitana, Cuneo, il centro del Piemonte con Asti e Alessandria, il nord Piemonte con Vercelli, Biella, Novara e Verbania? Operazione peraltro concordata con il presidente della nostra provincia, Massimo Nobili, e messa nero su bianco in una lettera rivolta al presidente del consiglio Monti … anche se contestualmente vengono approvati odg in consiglio provinciale che impegnano il presidente e la giunta alla difesa del Vco. E a tal proposito vorrei sapere come mai il vice presidente Preioni, Lega Nord, non proferisca parola. Non lo sapeva? Se così fosse credo che il segretario Campanini ha molto da lavorare al suo interno, prima di chiedere la collaborazione a sostegno di una protesta che non conducono coerentemente neppure loro.
In ultimo, se siamo tutti d’accordo perché non discutiamo dei problemi reali che un accorpamento di quadrante comporta? Di come sfruttare al meglio la riorganizzazione? Rafforzare le competenze e le funzioni degli enti di area vasta? Questo deve esser il nostro impegno politico non la preoccupazione che sul sito della provincia del Vco ci sia il rimando ad un evento editoriale considerato locale importante invece di una raccolta firme.
Cordialmente
Antonella Trapani
Seg. Pd Vco

Province a rischio chiusura La Lega nord attacca tutti
Campanini: “A Sondrio raccolte 25 mila firme, qui si fa finta di nulla”
Una verifica alle parole del segretario provinciale della Lega nord Marco Campanini conferma la differenza tra Sondrio e Vco. Digitando il sito Internet dell’ente lombardo compare in automatico una finestra: «Vai in municipio, firma per salvare la tua provincia». Nella pagina iniziale del sito ufficiale del Vco il primo titolo è dedicato alla «Fabbrica di carta».
Ecco lo sfogo di Campanini: «Siamo rimasti solo noi della Lega a crederci. Sondrio, Belluno e il Vco avevano fatto fronte comune per ottenere un’autonomia montana, ora il Verbano Cusio Ossola si è fatto da parte, è pronto a chiudere senza alzare un dito. Sondrio in un mese ha raccolto 25 mila firme, da noi neanche i partiti al loro interno hanno una linea comune».
La Lega chiede una scossa. «Mi appello a tutti: dagli industriali ai sindacati, dal Pd al Pdl alle associazioni. Dobbiamo mobilitarci, far capire che le richieste di autonomia avevano un senso. Questo è un territorio che ha bisogno di regole speciali, che non può perdere uffici pubblici, servizi e anche identità. Abbiamo il nostro orgoglio, vogliamo difenderlo?». Campanini ne ha per tutti: «Il
nuovo coordinatore vicario del Pdl, Valter Zanetta, è un senatore che sostiene Monti: davvero voterà per svuotare le Province dei principali compiti che hanno oggi? E il Pd è mica da meno. Il segretario provinciale Antonella Trapani è per l’abolizione degli enti, il consigliere regionale Reschigna no, in Consiglio provinciale Pino Grieco si batte per la sopravvivenza. Ma dove vogliamo andare in modo così disparato?».
Quella di Campanini è chiaramente una provocazione «ma – dice – la faccio pensando positivo. Non voglio polemizzare e basta, vorrei una risposta concreta. Anche dai sindacati». Eppure fino a pochi mesi fa l’autonomia sembrava cosa fatta: «Siamo passati da un sogno al nulla. E senza fare nulla. Solo noi della Lega ci stiamo davvero opponendo al massacro. A questo punto, meglio chiedere alla Svizzera di diventare un loro cantone».
Sondrio ha raccolto 25 mila firme. E’ il caso di una petizione anche per il Vco? «Sul cosa fare ci possiamo accordare, il vero problema è trovare un’intesa sul salvataggio dell’ente. Vorrei vedere tutti in campo a difesa della Provincia», aggiunge Campanini.
Il segretario della Lega definisce una «gran balla» il problema dei costi di gestione: «Il “governo” del Vco costa 350 mila euro, i dipendenti nove milioni l’anno. E chiudendo l’ente, mica saranno licenziati. Andranno solo in un altro ufficio. Morale della favola, i costi ci saranno lo stesso i benefici per il Vco no. E magari Sondrio nel frattempo sarà salvo».
“163 mila abitanti Vco”
Da La Stampa del 7 marzo

Province, avanti senza un’intesa
Bocciata l’idea di Campanini: “Da quale pulpito arriva la predica, anche la Lega è divisa”
Siamo stati promotori, e continuiamo a esserlo, di tante azioni a difesa della Provincia. Tuttavia dobbiamo avere il coraggio di dire che qualcosa rispetto a prima va toccato, perché bisogna fare i conti con le risorse economiche disponibili in questo momento».
La prima risposta a Marco Campanini è quella del presidente della Provincia Massimo Nobili. Il segretario della Lega nord aveva accusato amministratori, schieramenti politici e associazioni di non essere sufficientemente determinati nel difendere la Provincia, diversamente da Sondrio dove sono state raccolte 25.000 firme contro il disegno Monti di ridimensionare gli enti provinciali.
Aveva sottolineato Campanini: «Siamo rimasti soltanto noi della Lega a crederci. Qui nel Vco ci sono divisioni anche dentro uno stesso partito, dove vogliamo andare in modo così disparato?». Nobili respinge al mittente queste considerazioni: «Ci sono posizioni diverse com’è normale quando si parla di riforme. Anche dentro la stessa Lega mi pare che non si parli la stessa lingua: fino all’estate c’era chi proponeva la chiusura delle Province sotto i 100 mila abitanti».
Per il presidente bisogna continuare a lavorare tenendo conto che i tempi sono cambiati: «Daremo battaglia fino in fondo perché la proposta fatta dal Governo, cioè lasciare intatte le cose nelle regioni a statuto speciale e ridimensionare le Province delle altre regioni, è iniqua. Però, non può rimanere tutto coma prima: ci sono meno soldi». A sostegno del presidente arriva il suo partito, il Pdl, che considera l’intervento del segretario leghista un’uscita «dal sapore pre-elettorale in prossimità delle amministrative di Omegna». Scrive la segreteria del Pdl: «Ricordiamo a Campanini che il presidente Nobili si è sempre dimostrato attento e impegnato su questo tema difendendo la specificità del territorio in tutte le sedi».
Il capogruppo del Pd a Villa San Remigio Grieco, va subito alle proposte: «Campanini usi il ruolo che ha per convincere il presidente della giunta piemontese Roberto Cota, del suo stesso partito, che la Regione non deve occuparsi delle cose che devono fare le Province. E dica a Cota di ripristinare il bonus benzina e di trasferire al Vco i soldi dei canoni idrici che erano nostri. Crisi economica, Regione in difficoltà? E’ un fatto oggettivo che quando c’era la Bresso questi quattrini c’erano e oggi non ci sono più».
Il consigliere regionale del Pd Aldo Reschigna ricorda a Campanini che si sta muovendo in maniera diversa dal suo partito: «Cota e altri esponenti della Lega e del Pdl si sono pronunciati per costruire quattro grandi aree con funzioni amministrative. Mi pare quindi che anche nella Lega ognuno si muova come crede. A questo punto credo che sia il caso di chiedere al governatore Cota in che direzione sta andando».
Il sindaco di Verbania Marco Zacchera si schiera con Campanini: «Credo che occorra fare “lega” per difendere la nostra Provincia. Può darsi che ci sia parecchia gente poco motivata al suo salvataggio e chiedo a tutti di pensarci bene: la Provincia è come la salute, ti rendi conti della sua importanza quando non ce l’hai».
Luca Caretti, segretario provinciale della Cisl, sottolinea: «Noi abbiamo sempre assunto la difesa della specificità montana del Vco. Al consiglio provinciale aperto eravamo rimasti soli, per tutti andavano bene le quattro grandi aree in cui dividere il Piemonte». Per il direttore dell’Unione industriali Mauro Caminito la Provincia «va difesa» ma «può andare bene anche la riforma se si tratta di razionalizzare»: «Per le imprese l’importante è che non manchino i servizi che la Provincia ha portato. Se tolgono la Camera di commercio, l’Ufficio del lavoro, l’Inps e l’Inail, per noi vuol dire tornare indietro di vent’anni, quando per una pratica servivano tempi biblici».
Da La Stampa dell’8 marzo 2012

La confusione regna sovrana nella sanità regionale, anche nella gestione del ridisegnato 118.
Abbiamo posto in quarta Commissione a Torino il problema della gestione del personale della centrale unica nel nostro quadrante. E’ infatti evidente che trasferire i dipendenti da Biella e Verbania nella nuova sede di Novara è un problema, vista la distanza tra le città e le norme vigenti sulla mobilità del personale.
L’assessore Monferino ci ha risposto sdrammatizzando il problema, e ha prospettato l’ipotesi di mantenere il personale nelle sedi attuali e potenziare quello di Novara attraverso nuove assunzioni.
In Regione si è poi discusso tra le parti della situazione. Ma la soluzione così chiaramente prospettataci solo qualche giorno fa non è stata neanche proposta dall’assessore. Si è invece discusso di come trasferire il personale e, a quanto ci risulta, senza trovare un accordo. L’assessore ha infatti alla fine bocciato la soluzione emersa.
E’ un altro brutto segnale di come la gestione della sanità, in un momento di grave crisi delle casse regionali, sembra affidata più all’improvvisazione e ai repentini cambiamenti di posizione.
Dichiarazione di Aldo Reschigna, capogruppo Pd in consiglio regionale

Pubblichiamo la mozione presentata nel comune di Cesara legata alla mobilitazione contro i tagli ai servizi sociali da parte della regione Piemonte. Mozione approvata dal consiglio comunale.
Mozione “Assicurare con urgenza le risorse per i servizi socio assistenziali per tutto il Piemonte”
L’assemblea dei Sindaci del C.I.S.S. zona Cusio in liquidazione PREMESSO CHE:
- nel disegno di Legge del Bilancio Regionale per il 2012 sono iscritte risorse pari al 50% di quelle assegnate per il 2011 al Sistema delle Politiche Sociali Piemontesi
- tali fondi sono utilizzati, tra l’altro, per trasferire agli Enti gestori della funzione socio assistenziale le risorse per assicurare ai cittadini servizi fondamentali quali, ad esempio, l’assistenza domiciliare e l’inserimento in residenze per persone anziane, servizi residenziali e diurni per persone con disabilità, presa in carico di minori privi di nucleo familiare, sostegni necessari alla sussistenza degli indigenti, nonché numerosi altri servizi imprescindibili per la parte più debole e vulnerabile della popolazione;
- tale previsione di riduzioni, nello specifico, sta portando il C.I.S.S. Cusio ad ipotizzare misure drastiche di riduzione dei servizi in essere che, conseguentemente, avrà una seria e preoccupante ricaduta occupazionale sul personale in appalto coinvolto.
- nello specifico il C.I.S.S. Cusio non può attendere deroghe, considerato che la proroga dell’appalto del personale sui numerosi servizi esternalizzati scadrà il 29/02/2012
APPRESO CHE:
- anche a seguito delle circostanze sopra richiamate, in data 21 febbraio 2012 il Presidente della Regione Piemonte, nell’ambito di un incontro con il Sindaco di Torino, ha assicurato la messa a disposizione della Città di Torino di risorse pari a ulteriori 25 milioni di Euro a sostegno della spesa socio assistenziale della Città con una riduzione pari al 17% circa delle risorse rispetto all’anno 2011
CONSIDERATO CHE:
- appare del tutto condivisibile ed apprezzabile la determinazione dell’Amministrazione regionale ad accogliere le richieste del Sindaco di Torino;
- le problematiche evidenziate in premessa interessano tuttavia l’intero territorio regionale, dal momento che tutti gli enti gestori piemontesi versano infatti in situazioni analoghe a quelle della Città di Torino;
- non vi sono ragioni dunque per un trattamento diversificato tra i diversi enti gestori;
- nello specifico l’Assemblea dei Sindaci del C.I.S.S. Cusio, prima del 29/02/2012, in assenza di comunicazioni della Regione diverse dalle previsioni attuali, dovrà assumere, suo malgrado, decisioni gravissime relative alla drammatica riduzione del 60% dei servizi in appalto e
conseguenti ricadute occupazionali,
- a fronte di tale situazione l’Assemblea dei sindaci nella seduta odierna delibera l’aumento della quota pro-capite consentendo così di garantire il mantenimento dei servizi ai livelli attuali per il mese di marzo;
CHIEDE CON URGENZA all’Assessore Regionale Monferrino
- che, così come legittimamente ottenuto dalla Città di Torino nell’incontro di martedì 21/02/2012, venga data altrettanta certezza, a parità di trattamento, sulle risorse minime a disposizione di tutti gli Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali del Piemonte;
- che, nello specifico del C.I.S.S. Cusio, vista la scadenza dei servizi in appalto prorogata al 31/03 p.v., prima di quella data, a tutela del mantenimento dei servizi e del personale in addetto, si ottengano indicazioni certe e rassicuranti determinanti per una definizione accettabile dei servizi;
- di organizzare urgentemente un incontro con tutti i rappresentanti dei soggetti gestori, al fine di affrontare concretamente questioni di così grande importanza e di assumere le conseguenti decisioni
IMPEGNA
il Commissario Liquidatore ed il Segretario-Direttore del C.I.S.S. a trasmettere, con urgenza, copia della presente mozione all’Assessore Regionale Tutela della Salute e Sanità – Politiche Sociali e Politiche per la Famiglia, al Presidente della Giunta Regionale, ai Consiglieri Regionali del territorio ed ai capigruppo, agli Enti gestori dei servizi sociali territoriali del Piemonte.

“La notizia apparsa oggi sugli organi di stampa – afferma il capogruppo del Pd in consiglio regionale Aldo Reschigna -  secondo cui nel riparto del Fondo Sanitario Nazionale 2012 sono stati assegnati al Piemonte circa 7 miliardi 978 milioni di euro, a fronte di risorse statali, iscritte nel disegno di legge di bilancio di previsione 2012, pari a 7 miliardi 846 milioni 902 mila euro, significa che si renderebbero così disponibili sul bilancio regionale 108 milioni di euro”.
“La disponibilità per le politiche sociali 2012, resa nota dall’assessore Monferino, si aggira sui 90 milioni, contro i 138 impegnati nel 2011. E’ una cifra assolutamente insufficiente ad evitare una condizione di abbandono di rilevanti servizi sociali, nonché un serio e preoccupante problema occupazionale. Per questo – continua Aldo Reschigna – abbiamo chiesto che parte dei maggiori trasferimenti dallo stato sulla sanità sia destinata ad una adeguata integrazione delle risorse a favore delle politiche sociali per il 2012.
Abbiamo, inoltre, ottenuto dall’assessore Monferino la convocazione della IV Commissione per lunedì 5 marzo su queste tematiche”.
La richiesta è stata comunicata con una lettera del gruppo regionale PD a Comuni, consorzi socioassistenziali, sindacati, cooperative sociali e associazioni di volontariato.

PD VCO
Ufficio Stampa

È arrivata nell’Aula di Montecitorio la Proposta di legge recante “Modifiche alla legge 5 giugno 1997, n. 147, concernenti la durata dei trattamenti speciali di disoccupazione in favore dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera rimasti disoccupati a seguito della cessazione del rapporto di lavoro”, un Testo di legge fortemente voluto dall’on. Franco Narducci e dal Partito Democratico. Infatti, l’on. Narducci, che aveva presentato una Proposta di legge in tal senso ora confluita nel Testo unificato, intervenendo in Aula in sede di discussione generale sul provvedimento in questione ha sottolineato che esso “si prefigge di modificare e migliorare la legge esistente che regolamenta i trattamenti speciali di disoccupazione in favore dei frontalieri italiani che non per causa imputabile alla loro volontà perdono il lavoro in Svizzera”. L’on. Narducci richiamando l’impegno dell’Ue per il lavoro ha ricordato come tale provvedimento si inserisce nell’ambito dell’impegno dell’Unione per “ridurre la disoccupazione che in questo momento aumenta drammaticamente”. Narducci, inoltre, ha ricordato, che la legge attuale sulla disoccupazione dei frontalieri, a distanza di quasi 15 anni, “ha bisogno di essere rivista alla luce delle trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro ma anche del quadro normativo attuale, derivante dalle aperture fatte dalla Confederazione elvetica verso l’Unione Europea. Nel 1994, infatti, non vi erano ancora gli accordi bilaterali negoziati dalla Svizzera con l’UE che, per esempio, hanno consentito l’introduzione della libera circolazione delle persone, l’adattamento della legislazione di sicurezza sociale svizzera a quella europea relativamente al coordinamento e alla totalizzazione dei contributi previdenziali versati, nonché ad altri aspetti legislativi”. Dopo aver illustrato i cambiamenti profondi come il concetto di mobilità del lavoro e gli accordi internazionali che regolano i rapporti tra Italia, Svizzera ed Unione europea in materia di lavoro e di previdenza, il parlamentare eletto all’estero si è soffermato sulle novità della Proposta di legge in questione precisando che essa “prevede la modifica di alcune prestazioni concernenti il trattamento di disoccupazione speciale in favore dei lavoratori frontalieri italiani che perdono l’impiego in Svizzera” e che mentre nella “legge n. 147 del 1997 veniva previsto un periodo di indennizzo di dodici mesi e un importo dell’indennità compreso tra il 25 e il 50 per cento del salario medio percepito nell’ultimo anno di lavoro in Svizzera, nel disegno di legge in discussione oggi la durata massima dell’erogazione del trattamento è di 18 mesi per i lavoratori di età compresa tra 50 e 55 anni e di 24 mesi per i lavoratori con 56 anni di età e oltre”. “Occorre ricordare – ha detto Narducci – che questa indennità costituisce l’unica forma di ammortizzatore sociale dei lavoratori frontalieri e che in questi ultimi anni si è abbassata drammaticamente l’età critica in cui se si perde il posto di lavoro vi sono grandi difficoltà a ritrovarlo e il fenomeno degli over 50 riguarda ora gli over 45. Tanto che nel settore dell’edilizia elvetica è stata introdotta una rendita ponte gestita dalle parti sociali, senza nessuno contributo dello Stato, che consente ai lavoratori edili di andare in pensione a 60 anni”.
Narducci ha anche ricordato che “nella Proposta di legge in esame si prevede l’utilizzo dei fondi della gestione separata istituita presso l’INPS, quei 304 milioni accumulati con il prelievo sui salari dei frontalieri, per l’erogazione dei trattamenti speciali ai fini esclusivi del pagamento dell’indennità di disoccupazione in favore dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera”.
Narducci, ricordando che secondo “le previsioni dell’OCSE, l’economia italiana rimarrà in recessione sia nel 2012 sia nel 2013”, ha affermato che “il sistema di sicurezza sociale deve andare incontro ai frontalieri in difficoltà, utilizzando, tra l’altro, quei fondi ancora disponibili che dovrebbero essere di diritto loro destinati e che la Svizzera ha versato all’INPS fino all’anno scorso con riferimento al 2010” mantenendo l’esclusiva destinazionecome risulta dall’emendamento approvato in Commissione lavoro”.
Infine, Narducci rivolgendosi al rappresentante del Governo ne ha sollecitato l’attenzione “relativamente ad un aspetto che allungherebbe notevolmente l’esistenza del fondo di riserva” e cioè “il negoziato a livello europeo per la sostituzione del Regolamento 1408 con una nuova regolamentazione dei trattamenti di disoccupazione in ambito Unione europea”.
“Si tratta – ha detto Narducci – di accelerare la ratifica del nuovo Regolamento 883 che si applicherebbe anche ai frontalieri e comporterebbe da parte svizzera il pagamento dei primi 3 -5 mesi di disoccupazione e soltanto dopo scatterebbe la copertura tramite il fondo di riserva disciplinato dalla legge 5 giugno 1997, n. 147. Credo che non sfugga a nessuno, considerando le dinamiche del mercato del lavoro, che in tal modo si garantirebbe una più lunga sopravvivenza del fondo di riserva”.
“Penso – ha concluso il parlamentare letto all’estero – che assicurare la destinazione dei soldi versati dai frontalieri per la copertura dei trattamenti di disoccupazione a loro stessi destinati sia prima di tutto una questione di giustizia oltre che un dovere, e per queste ragioni il Gruppo del Partito democratico voterà a favore di questo provvedimento”.

Le cifre rese note oggi pomeriggio in Commissione sanità e servizi sociali dall’assessore regionale Monferrino – dichiara Aldo Reschigna, capogruppo Pd in consiglio regionale – dopo l’incontro in mattinata con le autonomie locali e i sindacati, sulle risorse disponibili per le politiche sociali nel 2012, circa 90 milioni sui 138 del 2011, ovvero un taglio del 35%, sono per noi assolutamente inadeguate a mantenere un livello soddisfacente di attività da parte dei consorzi socioassistenziali, già messi in crisi dai tagli del 2011.
Se le risorse dovessero restare queste, non è difficile pronosticare il collasso per molti consorzi e un’emergenza sociale, dovuta al taglio rilevantissimo dei servizi alle fasce più deboli. Gli effetti sono immaginabili sia sul piano sociale, nei confronti di anziani non autosufficienti, disabili, minori e famiglie in difficoltà, sia sul piano economico e occupazionale, per aziende e cooperative che lavorano nel settore. Già in questi giorni in numerose assemblee dei sindaci in giro per il Piemonte si discute di quali servizi tagliare. E molte cooperative fanno sempre più fatica ad andare avanti, aspettando da alcune Asl il pagamento dei servizi sociosanitari forniti nel 2010.
Da parte nostra faremo il possibile, in Commissione come in aula, – conclude Aldo Reschigna – affinché le risorse siano incrementate, per noi è una battaglia prioritaria. Ed infatti il 19 marzo organizzeremo per il VCO un incontro pubblico sul tema ad Omegna, aperto ai cittadini ed a tutit gli operatori del settore.

Ufficio Stampa

A seguito del comunicato stampa dell’assessore di Verbania Manzini e della lettera aperta di alcuni lavoratori della società Acque Nord puntualizziamo quanto segue.
La creazione di un’unica Società a capitale pubblico – affermano il segretario provinciale del PD Antonella Trapani e del circolo di Verbania Corrado De Ambrogi - è stato l’obiettivo condiviso, ricordiamo a Manzini e a tutto il PDL, dalla grande maggioranza dei Comuni delle province di Novara e del Vco, quindi sia centro-destra che centro-sinistra.
Una scelta compiuta nel 2006, volta a mettere a regime le indifferibili razionalizzazioni organizzative, la riduzione dei costi gestionali e l’eliminazione delle spese per mantenere i posti negli inutili Consigli di Amministrazioni delle Società operative.
Una razionalizzazione che certo deve difendere il posto dei lavoratori di queste aziende, ma non certo il proliferare dei Cda e dei loro presidenti. Non c’entra nulla infatti, con la difesa dei posti di lavoro, il doppio incarico del presidente Gallina che resta per noi e per i comitati dell’acqua locali – concludono Antonella Trapani e Corrado De Ambrogiuna palese violazione delle regole (non si può essere presidente di due società, dove una controlla l’altra) e anche un’esagerazione dal punto di vista economico per la sua doppia indennità da oltre 70 mila euro annui. Se Manzini e il centro destra locale vogliono difendere “carrozzoni e Cda” si accomodino. Noi non ci stiamo.

PD VCO
Ufficio Stampa

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