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È SUCCESSO / SUCCEDERÀ

maggio 2012
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Ieri il Consiglio regionale del Piemonte ha bocciato un emendamento che rifinanziava per il 2012 il fondo regionale per le aree montane e che avrebbe dato un po’ di respiro a tutti i comuni montani. Dopo quest’ennesimo taglio non si capisce quale sia il disegno complessivo della Regione o, meglio, ci sembra che l’unico intento [...] Leggi tutto
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In archivio per perché, per cosa…

Il capogruppo Pd in seno al consiglio comunale replica alla conferenza stampa con cui il Pdl domese ha chiesto il ritiro della delibera consiliare relativa al futuro del Ciss.
Damiano del Barba spiega:  “amara coincidenza – spiega - la conferenza stampa del PdL in seno e la manifestazione dei comitati a sostegno dei servizi sociali che ha portato centinaia di persone a sfilare per le vie cittadine.
Mentre questi chiedevano a politici e amministratori il massimo impegno nel trovare delle soluzioni alla drammatica situazione in cui versano i consorzi dei servizi sociali, parte della minoranza consiliare domese contestava formalmente una di queste.
Soluzione prospettata dal sindaco di Domodossola all’ultimo consiglio comunale sulla base di un elaborato dell’Assemblea del CISS e del tavolo tecnico appositamente costituito, frutto di un lavoro condiviso dai rappresentanti dei vari comuni e appartenenti a tutte le forze politiche.
Rattrista che alcuni politici non colgano l’essenza del problema, ma discettino su cavilli di norme e regolamenti, rischiando di fare opposizione non solo all’amministrazione domese, ma anche agli utenti e agli operatori dei servizi sociali. Ci sarà modo di spiegarci nel prossimo consiglio comunale.
Nel frattempo tutta la mia solidarietà al presidente del consiglio comunale
“.

PD ufficio Stampa

Il COMITATO ART. 38 formatosi nelle scorse settimane nel VCO, invita tutti a partecipare alla Manifestazione che si terrà a Domodossola sabato 21 Aprile. La partenza è prevista per le 10.30 da P.za Stazione.
Se avete la maglietta “NO AI TAGLI ANZIANI DISABILI MINORI” indossatela, altrimenti andrà bene una qualsiasi t-shirt bianca …. Sono invitati a partecipare tutti coloro che sostengono il Comitato – operatori del sociale,cittadini, famiglie, associazioni e partiti.
Evento facebook cliccando qui

“Il bilancio regionale 2012 varato oggi dalla Commissione regionale presenta con evidenza elementi di illegittimità e di sovrastima delle entrate, a un tale livello da rendere la nostra opposizione particolarmente ferma”. Questo il tenore del giudizio di Aldo Reschigna, capogruppo Pd a Palazzo Lascaris. Il bilancio, che pareggia a 16,6 miliardi di euro in termini di competenza e in 17,3 in termini di cassa, approderà in aula la prossima settimana – a partire da martedì 18 aprile – insieme al disegno di legge n. 169 “Legge finanziaria per l’anno 2012” che venne licenziato a maggioranza dalla stessa I Commissione lo scorso 9 marzo.
“Nei dati del rendiconto regionale 2011 finalmente fornitici – spiega l’esponente democratico – emerge un disavanzo di 484 milioni. Come è dunque possibile che nella legge di bilancio 2012 venga iscritto un avanzo di amministrazione 2011 di 159 milioni, tutti impegnati nel provvedimento? E’ evidente l’illegittimità del documento”. Ma non è il solo aspetto a destare forti perplessità dell’opposizione. “E’ assurdo – continua Reschigna – che vengano iscritti proventi di alienazioni immobiliari pari a 240 milioni, quando lo stesso assessore Quaglia una settimana fa ha dichiarato irraggiungibile un simile obiettivo”. A ciò si aggiunge l’iscrizione di nuovi mutui per 242 milioni di euro, “quando non è ancora dimostrata la possibilità per la Regione di accendere nuovi mutui, visti i limiti stabiliti dalla legge nazionale”.
Perciò, conclude il numero uno del Pd, “in aula arriva una legge di bilancio palesemente viziata dall’illegittimità e dalla sovrastima. Tutto questo rischia di risolversi in un lasciare mano libera alla Giunta regionale nella gestione del bilancio, e nell’assenza di certezze di poter coprire le spese iscritte. Una condizione troppo pesante per le attese sociali ed economiche che vengono dai territori regionali”.
Articolo tratto daLo Spiffero

Conferenza stampa organizzata oggi dal Partito Democratico del VCO sul tema rifiuti e chiusura del forno inceneritore di Mergozzo. Presenti il segretario provinciale Antonella Trapani, il responsabile ambiente Sauro Zani e il capogruppo al comune di Verbania Claudio Zanotti.
Questo il testo del documento presentato alla conferenza.
Abiamo letto le dichiarazioni del Presidente della provincia Nobili e dell’Assessore Pizzi in merito all’annunciata chiusura del forno di Mergozzo e di come venga affermato che l’amministrazione provinciale non abbia in questi anni navigato a vista rispetto alla questione rifiuti. La nostra sensazione, invece, è proprio questa: nessun progetto.
Perché se è assolutamente vero, e per questo crediamo di averne anche il merito, che di chiusura del forno se ne parlava già nella citata delibera del 5 novembre del 2008 dell’amministrazione Ravaioli, oltre che nel programma elettorale del centro sinistra nel 2009 e nel documento presentato alla stampa dal Pd provinciale nel 2010, è altrettanto vero che la Provincia non ha mai predisposto un vero progetto. Eppure di tempo, ne ha avuto parecchio.
Per questo crediamo e condividiamo in pieno le preoccupazioni di Claudio Zanotti che chiede a ConSer Vco, ai suoi Comuni-azionisti e alla Provincia prima di tutto  di chiarire dove si vuole arrivare.
Il partito democratico da anni sostiene che  gli obiettivi strategici in materia di gestione del ciclo dei rifiuti sono:
•    proseguire nella politica della raccolta differenziata “porta a porta” che ha portato la nostra Provincia a livelli di eccellenza nazionale e regionale, con percentuali medie oltre il 60%, per portare a breve la percentuale al 70% (modello Verbania, Vogogna, Pieve Vergonte ecc.) e puntare nei successivi 5/7 anni all’80/85%, in modo da ridurre progressivamente lo smaltimento delle frazioni residue a quantità assolutamente marginali da collocare in modo coerente con le scelte di programmazione regionale e sovra provinciali, quando venissero assunte;
•    realizzare, in sinergia con i privati, di un sistema impiantistico di valorizzazione “a freddo” della frazione “nobile” (carta, cartone, vetro, plastica, metallo) e di smaltimento della frazione umida con la realizzazione di un impianto di bio-gas al posto dell’attuale forno, fondato sulla valorizzazione delle risorse umane e delle capacità organizzative;
•    garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali anche dopo la dismissione del forno di Mergozzo, attraverso ricollocazioni del personale nelle attività sopra indicate e la valorizzazione del notevole patrimonio di esperienze tecniche e organizzative, in una prospettiva realistica di ulteriore sviluppo;
Di tutto questo non c’è alcuna traccia nell’operato del presidente Nobili e dell’assessore Pizzi. Il centro destra si limita a chiudere il forno di Mergozzo per portare i nostri rifiuti altrove, senza una sola proposta per diminuire la quantità di trentamila tonnellate annue di rifiuto “nero” che produciamo nel VCO.
Per questo, la ricerca del partner privato va fatta non consegnandosi mani e piedi a chi “offre di più”, ma costruendo un bando di gara che permetta – ovviamente nel rispetto dell’evidenza pubblica – di selezionare il socio (o i soci) più idonei e affidabili per il conseguimento di un obiettivo (rifiuti tendenti “a zero”, autonomia e autosufficienza nelle varie fasi del trattamento/smaltimento, impiego della manodopera locale) che deve restare saldamente in mano al socio “pubblico”.
Aggiungiamo che proprio perché la chiusura del forno era praticamente obbligata e la si sosteneva da tempo, si doveva procedere con velocità alla costruzione della piattaforma polifunzionale di trattamento dei rifiuti, come proposto mesi fa dal Coub, oltre che a comunicare ai comuni la destinazione finale della frazione indifferenziata, mentre ancora oggi si parla con estrema leggerezza di 2 o 3 opzioni diverse, non ancora chiare e definitive (Parona? Vergiate? Vercelli?).
Quindi, la realtà è che si navighi veramente a vista e non vorremo tra qualche mese trovarci in balia di una tempesta.
Esprimiamo quindi una forte preoccupazione per quella che riteniamo una generale sottovalutazione tendente e mistificare le problematiche del ciclo dei rifiuti e sottrarsi alle proprie responsabilità. In questo senso, risulta emblematica proprio la vicenda della dismissione del forno di Mergozzo, che si pretende di affrontare e risolvere con il ricorso all’esportazione dei rifiuti presso gli inceneritori di Parona o Vergiate (fuori regione!) o magari Vercelli: è di tutta evidenza come una soluzione di questo tipo (ormai inevitabile), affidandosi a processi fuori dal controllo delle amministrazioni locali, comporti l’assunzione di tutta una serie di rischi che vanno dall’aumento delle tariffe alla saturazione della capacità di assorbimento (specie nel periodi di picco estivo). Affermare che il problema della dismissione del forno di Mergozzo si risolve esportando i rifiuti indifferenziati fuori Provincia, e che i costi finali rimarranno inalterati pur includendo il trasporto, risulta un goffo tentativo di minimizzare e rimuovere le gravi responsabilità delle “non  scelte” operate in questo ambito.
I numeri del business del ciclo dei rifiuti sono significativi: 80.000 tonnellate all’anno di materiale raccolto (30.000 di rifiuto indifferenziato e 50.000 di differenziato) per 20 milioni di fatturato (7,5 da trattamento e smaltimento e 12,5 dalla raccolta). E’ chiaro quindi come nella partita sui rifiuti si stiano giocando interessi molto grandi, ci siano in ballo grandi capitali e grandi investimenti impiantistici; interessi che stanno tutti fuori da questo territorio, dove i numeri e le persone di questa provincia sono briciole e dove rischiamo veramente di essere fagocitati perdendo molte delle ricadute positive (ambientali, economiche e occupazionali) che in questi anni l’esperienza della gestione del ciclo dei rifiuti ha comunque fatto registrare.
Per concludere:  l’ambizioso obiettivo che potremmo e dovremmo porci a livello locale (forze politiche e amministratori) è quello di ottenere una certificazione ambientale di piena sostenibilità del territorio provinciale in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, spendibile anche in termini di attrazione turistica, oltre che rappresentare un evidente elemento di miglioramento della qualità della vita per i cittadini residenti.
ll Partito Democratico del Vco aveva ed ha le idee chiare in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, vorremmo che anche l’Amministrazione Provinciale, al di là della chiusura del Forno, ci dicesse cosa vuole fare.

PD VCO
Ufficio stampa
5 aprile 2012

Il Partito Democratico in provincia, attraverso il consigliere Lilliana Graziobelli, ha presentato un’interpellanza in merito alla questione della diminuzione delle risorse per il trasporto pubblico locale. Infatti, la Regione Piemonte ha ulteriormente appesantito i tagli a questo settore con un aumento della contrazione dei finanziamenti sui capitoli di bilancio saliti dal 10% del 2011 al 15%per il 2012. I risultati di questa politica sono facilmente immaginabili.
Meno fondi per i trasporti significano minor numero di percorrenze di pullman e quindi contrazione e impoverimento della qualità del servizio del trasporto pubblico a disposizione dei cittadini.
Parallela ai disagi sopportati dagli utenti, la riduzione del finanziamento regionale colpisce le Aziende che si trovano a sostenere l’aumento delle spese generali, il mancato ammortamento del parco mezzi e dell’attrezzaggio di supporto.
E, ultimo ma non meno importante, a fare le spese di questo circolo vizioso sono chiamati anche i dipendenti delle Aziende del settore, a rischio licenziamento senza che – apprendiamo da fonte sindacale – la Regione abbia sinora indicato ammortizzatori sociali e percorsi di ricollocazione per l’eventuale manodopera passata in esubero.
Questi i motivi di fondo che hanno spinto a presentare l’interpellanza, per conoscere innanzitutto quale sia lo stato dell’erogazione dei trasferimenti regionali al Verbano-Cusio-Ossola nel 2011 e 2012 e per conoscere cosa in concreto l’Amministrazione Provinciale stia facendo per contrastare la logica regionale improntata ai tagli indiscriminati a questi fondi.

Pd VCO
Ufficio Stampa

Di seguito riportiamo per intero l’interpellanza.

Al presidente del consiglio Provinciale
Al Presidente della Provincia
Oggetto : Interpellanza sul trasporto pubblico locale
La Regione Piemonte con DGR n. 35-2942 del 28 novembre 2011 ha ulteriormente appesantito il taglio al Trasporto Pubblico Locale (TPL). Con la citata DGR la contrazione dei finanziamenti che sostengono il TPL è stata infatti ulteriormente incrementata, per il corrente anno 2012, dal 10% al 15%. Uno scenario reso ancor più difficile dal fatto che, a tutt’oggi, non sono ancora note le risorse che lo Stato ha trasferito alle Regioni e quali fra queste siano tenute al vincolo del TPL.
L’efficacia della ricordata DGR n. 35-2942 è stata, a onor del vero, sospesa da una sentenza del TAR Piemonte. Ma il valore politico della delibera regionale è chiaro, a prescindere dalle valutazioni tecnico-giuridiche sulla sua legittimità: anche in un settore importante come quello del TPL la maggioranza Lega-PDL intende calare con forza la scure dei tagli.
I risultati di questa politica sono facilmente immaginabili. Meno fondi per il TPL significano minor numero di percorrenze di pullman e quindi contrazione e impoverimento della qualità del servizio di trasporto pubblico a disposizione dei cittadini. E, parallela ai disagi sopportati dagli utenti, la riduzione del finanziamento regionale colpisce le Aziende che si trovano a sostenere l’aumento delle spese generali, il mancato ammortamento del parco mezzi e dell’attrezzaggio di supporto. E, ultimo ma non meno importante, a fare le spese di questo circolo vizioso sono chiamati anche i dipendenti delle Aziende del settore, a rischio licenziamento senza che – apprendiamo da fonte sindacale – la Regione abbia sinora indicato ammortizzatori sociali e percorsi di ricollocazione per l’eventuale manodopera passata in esubero.
Tutto ciò premesso e considerato
SI INTERROGA LA SIGNORIA VOSTRA
1. Per conoscere innanzitutto quale sia lo stato dell’erogazione dei trasferimenti regionali relativi al TPL, in particolare quanto spettava al Verbano-Cusio-Ossola nel 2011 e quanto è stato erogato, quanto spetta alla nostra Provincia nell’anno in corso e quanto è stato erogato.
2. Per conoscere cosa in concreto l’Amministrazione Provinciale stia facendo per contrastare la logica regionale improntata su tagli indiscriminati ai fondi del TPL, logica che depaupera il servizio, mette in crisi le Aziende operanti nel settore e delinea inquietanti prospettive di perdita del lavoro per le maestranze.
Si richiede risposta scritta ed in aula.
Cordiali saluti
Lilliana Graziobelli

Dal PD è venuto un no convinto per almeno due motivi: la nascita delle federazioni, che porta paradossalmente all’aumento degli enti che gestiscono la sanità piemontese, nonostante gli annunci di semplificazione e risparmio sui costi.
Il secondo motivo è la fermezza con cui è stata mantenuta dalla Giunta regionale la classificazione degli ospedali, con un numero alto di “ospedali da riconvertire”, un eufemismo che ne indica la chiusura, e senza alcuna attenzione delle richieste non solo dell’opposizione, ma anche delle comunità locali. Un dato che porterà con sé la chiusura di molti nosocomi e la diminuzione dei servizi.
Sul Valdese di Torino neanche l’esistenza di una intesa precedente con la Tavola Valdese, che prevede l’accordo tra le parti sul futuro dell’ospedale, è riuscita a impedirne la chiusura.
Lo stesso per l’ospedale di Lanzo, nonostante l’opposizione dei sindaci della Valle, o per l’Amedeo di Savoia.
Paradossale anche la vicenda della Conferenza sulla programmazione sanitaria, convocata in tutta fretta alle 13 di oggi quando ci si è resi conto che il suo parere é obbligatorio per arrivare all’approvazione del piano, e che riunita ha dato parere negativo. Solo due i voti a favore del piano, nonostante nella Conferenza ci siano almeno sei rappresentanti del centrodestra.
E’ evidente che le parole con cui il centrodestra ha cercato a livello locale di calmare le proteste: “tranquilli, non cambierà nulla”, non trovano rispondenza nelle decisioni prese. Ed è altrettanto evidente che trasformare in realtà sui territori questo piano non sarà semplice per l’esecutivo regionale.
Ciò nonostante abbiamo ottenuto significativi risultati con la nostra opposizione: innanzitutto la bocciatura della separazione territorio-ospedale e dell’azienda regionale 118, poi la garanzia sulle risorse per le politiche sociali, incentivi nei trasferimenti agli enti gestori il cui bacino coincide con i distretti sanitari. Risultati che hanno migliorato il provvedimento, ma non abbastanza da giustificare un nostro cambiamento di valutazione complessiva.
Dichiarazione di Aldo Reschigna, capogruppo Pd
Ufficio Stampa Gruppo Consiliare Partito Democratico Piemonte

Giovedì 29 l’Auditorium de Il Chiostro era più che gremito di un pubblico vario, che desiderava capire il destino delle politiche sociali, quindi dei servizi e delle persone alle quali vengono rivolti.
La personalità, l’esperienza e i principi concreti di don Colmegna della Caritas milanese hanno tracciato per tutti noi un percorso più che condivisibile, ma questo non è bastato, perchè l’assenza dell’assessore regionale Monferino ha creato il vuoto che si temeva.
Infatti, non è sufficiente in queste occasioni farsi sostituire da un funzionario dell’assessorato, per quanto di alto livello e di sicura esperienza nel settore. Ci sono decisioni che attengono alla sfera della politica e che un funzionario può solo gestire, non creare.
In particolare, la consistenza di un fondo destinato alle politiche sociali, che – per quanto “rimpolpato” in queste ultime settimane – risulta assolutamente al di sotto delle necessità. Non si può far credere a nessuno che si sono fatti miracoli per trovare fondi, quando questi sono stati falcidiati in due soli anni; nè si può pensare di caricare questo peso sui Comuni, che già devono arrangiarsi con i pesanti tagli ai loro bilanci.
E’ del tutto evidente che “costringere” enti e cittadini a fare i conti con quei quattro soldi stanziati, significa solo gestire una guerra tra poveri, mentre non si vanno a cercare i soldi dove ci sono: negli sprechi (di cui pure tutti parlano), nell’evasione fiscale (che è fin troppo nota), nelle consulenze milionarie (ne scopriamo una in più ogni giorno), negli scandali delle mazzette e degli appalti (la sanità ne riempie la cronaca), nelle inutili e costosissime forniture di armi.
Se, poi, l’idea che aleggia (molto chiara) è che si possono “scaricare” i costi sul privato sociale e sul volontariato, allora il quadro risulta preciso e per nulla condivisibile. A complicarci la vita (ne avevamo giusto bisogno) l’assoluta indeterminatezza sul futuro dei CISS, sciolti per legge prima di sapere in quale modo i servizi possono e debbono essere gestiti.
Per tutto questo era indispensabile che giovedì sera parlassero solo i dipendenti dei CISS e delle cooperative sociali, le famiglie e i pazienti, le associazioni di volontariato. E la loro attesa è andata assolutamente delusa.
Davvero un’occasione perduta.
Bruno Lo Duca, segretario Spi-CGIL

A giugno, dopo 35 anni, il Vco perde l’autosufficienza in materia di rifiuti. La chiusura del forno di Mergozzo annunciata dalla giunta provinciale, avviene senza che si siano verificate le due condizioni essenziali che avrebbero reso sopportabile questa decisione.
La decisione, discutibilissima, è stata ormai presa: a giugno chiuderà l’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Mergozzo, più noto come “forno inceneritore”.
Questa volta, per evitare ripensamenti e rinvii di una decisione sbagliata, il gestore dell’impianto (ConSer Vco spa) ha evitato la consueta “fermata” invernale del forno per le indispensabili manutenzioni, tagliandosi alle spalle i ponti di un’eventuale rinculata. E così tra poche settimane i rifiuti indifferenziati del Vco saranno smaltiti altrove. E si tratta, suppergiù, di 30.000 tonnellate all’anno.
Dove, a quale prezzo e per quanto tempo, oggi non è dato sapere.
La Provincia, che ha con accanimento ideologico ha perseguito in questi tre anni il disegno della chiusura del forno di Mergozzo, non si è mossa per trovare un’alternativa. Soprattutto, in questi anni la Provincia sì è ben guardata di realizzare le due sole condizioni che avrebbero giustificato il definitivo abbandono di un impianto che garantisce l’autonomia e l’autosufficienza del Vco nello strategico segmento dello smaltimento: l’estensione del “modello Verbania” (raccolta differenziata al 70%) a tutto il territorio , con il risultato di portare da 30.000 a 16.000 tonnellate/anno il rifiuto indifferenziato da smaltire; la realizzazione di un impianto di trattamento “a freddo” per recuperare e differenziare un’altra significativa frazione delle 16.000 tonnellate residue.
L’inefficienza e la straordinaria miopia della Provincia a guida PdL/Lega Nord rischiano di costarci molto, moltissimo.
Il futuro costo di smaltimento del rifiuto, che oggi è di 122 € per tonnellata (sarebbe salito a 127 € se si fossero fatti i lavori di adeguamento del forno), è ignoto, così come ignote sono le garanzie di poter conferire i rifiuti a tempo indeterminato in un sito adeguato a prezzi certi; ignoti sono i costi di investimento per realizzare la cosiddetta “piattaforma di trasferimento” necessaria per stoccare provvisoriamente i rifiuti e caricarli sugli autotreni; ignoti sono i costi di messa in sicurezza, bonifica e smantellamento del forno esistente; ignoti sono i costi aggiuntivi  che dovrà sopportare ConSer Vco per ricollocare i 25 dipendenti del forno, la cui professionalità (elettricisti, caldaisti, strumentisti, meccanici…) sarà irrimediabilmente dispersa.
Insomma, una storia che si chiude nel modo peggiore.
Claudio Zanotti, consigliere comunale Pd

Cliccando a questa pagina potete scaricare il documento del Pd del VCO in materia di rifiuti del febbraio 2011

La disponibilità data dall’assessore Monferino oggi, in apertura di seduta, alla maggioranza delle nostre richieste avanzate negli emendamenti, riporta il dibattito in aula sul piano del merito piuttosto che sulla forzatura regolamentare.
Abbiamo apprezzato l’apertura dell’assessore su alcune nostre proposte. In particolare abbiamo accolto con soddisfazione l’impegno assunto dall’assessore a trasferire nel 2012 110 milioni di euro agli enti gestori delle politiche sociali. E’ un impegno politico che consideriamo vincolante per la Giunta e che chiediamo venga trasmesso agli enti gestori, in modo che non vengano assunte da questi a breve decisioni negative, sulla base delle ultime brutte notizie riguardo ai tagli dei trasferimenti.
Consideriamo positivamente la disponibilità a non dare vita all’azienda regionale sul 118, riportando all’interno della direzione sanità dell’assessorato la funzione di controllo dell’intero servizio. Così come siamo soddisfatti dell’accettazione del nostro emendamento che incentiva nei trasferimenti delle risorse i nuovi soggetti gestori delle politiche sociali che coincidono con i dipartimenti sanitari.
Infine, il tema delle federazioni. Siamo soddisfatti dell’accoglimento della nostra proposta di eliminare la programmazione tra le loro funzioni, e la riduzione a uno da tre dei membri del collegio sindacale, o soluzioni analoghe che non accrescano i costi. Resta però forte la nostra opposizione alla costituzione di nuovi enti che faranno crescere i costi sanitari. Si sarebbe potuto ricorrere a soluzioni diverse per mantenere le funzioni delle federazioni senza costi aggiuntivi. Per questo confermiamo la nostra opposizione al piano. Ma consideriamo una nostra vittoria che la gran parte delle nostre proposte siano state accolte, e che si sia scelto il confronto di merito alla prova muscolare.

Anche oggi il presidente Cota ha posto il 31 marzo come termine entro cui approvare il piano sociosanitario, motivandolo con la necessità di arrivare alla nomina dei nuovi direttori generali.
Una scusa tecnica che non regge, visto che le Asl resterebbero le stesse di ora e il presidente Cota è già adesso in condizione di nominare i direttori generali. Resta evidentemente il problema politico degli equilibri interni al centrodestra, anche rispetto alle nasciture federazioni. Se il presidente Cota crede di ottenere risultati minacciando le dimissioni, almeno per quanto riguarda il Pd si sbaglia.
Noi siamo pronti ad andare a casa. Questo non è un argomento che può essere usato come arma di ricatto nei confronti dell’opposizione, che intende discutere fino in fondo del nuovo strumento programmatico sanitario, senza accettare ultimatum o scadenze precostituite.
Il consigliere Burzi, d’altro canto, ci accusa di essere un partito di lotta e di governo.
Lo rassicuriamo, il Pd è un partito di opposizione che svolge il suo compito di controllo e di proposta sulle scelte della maggioranza. Un’azione che ha portato a una profonda modifica del piano sociosanitario, che noi intendiamo ancora modificare in aula nella discussione in atto. Se Burzi ritiene che l’assessore si è confrontato più con noi che con il suo partito, il Pdl, non ha che da essere coerente e votare contro il piano, come faremo noi.
Aldo Reschigna, capogruppo consigliare pd in regione Piemonte

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